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Materiale postato lo 01.01.2007 da Valerio

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e ridere,
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle.
E tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per ritrovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora, come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

(poesia indiana)

Materiale postato il 10.05.2007

Le poesie di Anna sono tratte dalla raccolta "per amori e per Assenza:stagioni"

Quarto Comandamento

Perdutamente aspetto
a mio conforto

di scorgere a sorpresa
un giorno o l'altro
l'affiorare di Anchise
dalle spalle del figlio
(senza peso, la dovuta tenerezza!),
ma a prova di incendio
rimangono i cuori incapaci
di offrirsi
ai padri inermi
mendicanti di amore.
E la ragione a fiotti
avanza i suoi diritti:
nulla è dovuto
a quelli
che hanno dato la vita
perché libere - dicono -
diventino le scelte.
Così
sugli omeri paterni desolati
ancora troneggiano tacitamente
i figli.

Ma non sappiamo, figli,
altro modo di amarvi.

Dedicata da Anna Giacci a tutti gli anziani soli.

Ciao, Rita (Serando)



11 SETTEMBRE

Perché
ALCUNI
hanno bisogno di improvvise
bombe per sentire finalmente
che siamo
TUTTI
in verità sbucati
dalle maglie di una Morte
distratta
per essere graziati
dalla Vita?


NONOSTANTE TUTTO

(dal Preludio della Suite n.3)

Forse sull'onda del rancore
lascerò che vi svegli
nel cuore della notte
sui vostri cellulari tuttofare
un violoncello.

Chi di voi saprà
sorvolare sull'anonimato
e riconoscerà se stesso
con stupore
nelle anonime
ali troppo corte
che hanno chiesto
a Bach di ripetere
per noi tutti
il suo volo
di estenuanti bagliori?

Riuscirete a capire,
dalla vostra palude
disturbata nel cuore della notte,
che qualcuno
nonostante tutto,
vuole regalarvi nel sonno
a sorpresa
questo volo,
perché possiate
rapidamente
sprofondare dall'immobilità
nella bellezza,
nonostante tutto?



RISPOSTA

Dopotutto, dicesti
mentre attraversavamo un ponte
- era d'aprile -,
ci frequentiamo
per conoscerci meglio
e non è detto che
la cosa duri.

Fu quella tua prudenza,
vedi,
a dissolvere il fuoco
del mio imprudente amore
incurante di sprechi.



QUANTO LOTO DOVREMO CONSUMARE

Quanto loto dovremo consumare
Per ritornare miti?
Quanto, per sogguardare immemori
L'Itaca che ci tolse gioia e sonno?
Quanto, per ritornare
Con un sorriso muto a popolare
Da insetti l'universo?

Lasciamo che la gente
Si ubriachi di parole figlie
Della memoria!
Ma voi silenzio, amici.
Per carità, silenzio!

Anna Maria Giacci
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Materiale postato il 20.11.2006

Tutto vive


Arriverà l'inverno:
il silenzio allora si, sarà padrone.

Un'attesa scritta:
noi ancora uniti, ancora senza peso.

Il primo vento gelido annuncia l'evento.
Soffia pure, non ci spaventi.

Una particella, invisibile ma presente:
si, lei, proprio lei.

Scrigno infinitesimale a te affidiamo,
tu sai come conservare la memoria.

Durante la calda estate della nostra passione
abbiamo gridato parole d'amore.

Al tuo interno una struttura aliena
conserva intatte le nostre: emozioni, paure,
il nostro destino...
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volo.jpg Materiale postato il 18.07.2006

Messaggio sotto vuoto spinto

Materiale non codificato,
flussi non codificabili,
essenza che diventa dettaglio
umori appena percettibili
la grande forza dell'origine
forte, feroce muove le masse
a salti discreti le forze in gioco.

Moto a luogo, energia contenuta
4 dimensioni, una: solo in avanti
tu uomo, tu essenza misteriosa ingabbiata
costretta, autoincatenata, grida
soffri, ripensa al tuo sbaglio
tu hai delegato, tu ha creduto, tu...
ti resta solo la TUA mente.

Allora immagina, vola, abbandona
il tuo peso, lascia che tutto sia
schifosamente pesante: le regole
le non tue regole, la tua gabbia
un giorno dorata, oggi solo una gabbia.
Sublima il presente, sogna il dopo
aggrappati a tutto ciò che suona forse.

Immagina, ascolta, attendi, soffri
ma vola libera, mordi le corde con cui ti sei legata
tuo malgrado, la necessità, la consuetudine
vecchi passati, antichi, pesanti,
allora necessari, oggi solo catene,
sei carne, ma sei essenza
rammenta e usa, usa , usa la TUA mente
usa quel cazzo di cervello che chi ignora
considera modello da studiare.

Vola, vola, vola alto e libera
sintonizza il tuo e il suo, trova punti di contatto,
accenna tentativi di fusione, di compenetrazione,
abbandona il peso, i pesi, tutto ciò che
si ripete, che ti ripete, ogni giorno, ogni ora
che tu sei carne, che tu sei regole, odia
le meccaniche, i codici, diventa ogni
minuto originale, odiati se ti senti come il giorno prima.

Ricorda : una volta vittima, una carnefice, voltati guarda
spaventati, sei tu, la tua sagoma immutata, la tua mente
ti accompagna, si accompagna, l'essenza è libera,
l'io non lo comandi, non permettere che la regola uccida
questa meccanica, lascia scorrere l'energia pura,
abbandonati a te stessa, è tutto dentro, non cercare
fuori: gioia, sensazioni, dolore, imaginati, percepisciti
essenza che sei, ascolta quello che hai da dirti.

Cercati, guardati, osservati minuziosamente nello
specchio della tua malinconia, danza al ritmo dell'infinito
di cui sei fatta, piccolo, infinito frammento
del tutto che forse è un gioco crudele che non sappiamo giocare
ascolta il vuoto, cambia, muta, resta fedele alle tue idee,
solo alle tue idee, solo ed unicamente alle tue, tu esisti
tutto il resto è una tua stupida invenzione a cui ti aggrappi
per dire che sei così, per sentirti qualcuno, per far parte
per stemperare la tua essenza, per addomesticarla.

Tu vorresti, forse un giorno, riuscire a strappare i denti alle sensazioni
che mordono il tuo presente, che echeggiano dolore di passato,
pianifica il tuo pensiero, guidalo fatti aiutare a non soffrire ciò che le regole,
che tu hai sposato, ti fanno fare, uccidi il dolore prima che lui uccida te,
elimina le direzioni inutili, lascia pianificare alla pazzia le tue gioie
esplodi dentro e fuori, non piegarti, salta di gioia
se percepisci similitudine, comunica, grida, vibra in modo affine
cattura le sensazioni solo se pure e alte, solo se avverti cose vere.

Il tempo, prezioso alleato della tua mente
usalo, la quarta dimensione percorrila in tutti
i sensi: immagina, urla, tira fuori tutto
ciò che ristagna, abbandona gli schemi
tutto questo almeno una volta al giorno o,
se non ce la fai, una volta almeno all'interno nella tua
trappola dorata, quella che tu chiami affettuosamente vita.

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Il percorso

Le immagini tagliano violente la mia mente.
Le parole aggrappate al passato prossimo
del nostro sentire umori complici
parla piano: adesso, a piccoli passi
in me, in te esplode la vita.

Quantifica, paragona, assimila,
sentiti leggera, non abbandonare il tuo corpo
il futuro ha comprato un biglietto
ti servirà per emozioni tattili
emozioni nuove, attese, straniere.

Respira quest'aria di cambiamento
spiega le ali, vola, lasciati portare
dalle brevi, intense, frammentate,
incontenibili, necessarie emozioni
fantasmi di piaceri nascosti, carcerieri
di una vita che detta legge ogni giorno.

Percorso a senso unico: suggeriscimi la tua
soluzione: il dolore, me ne dia 5 chili,
tristezza in saldo, quando avrò finito
i rimpianti qui ne trovo a schifo, maledetto percorso
accidentato governato da un crudele inventore
di giochi non proibiti ma pericolosi.

La dimensione delle mie percezioni piacevoli
sfonda la mia mente, trova spazio, rubandolo,
nello spazio attiguo, nascosto ma violabile.
Tu, via di fuga dal consueto, devi, devi, devi durare lo
spazio di una vita dove importanza temporale
non alberga, almeno oggi: alba di follia nella quale
sono caduto.

Mi disseto di te, riesco a malapena a credere a me stesso:
tu ci sei sempre stata, io non ti ho mai visto, tu non mi hai
mai creduto, conosciuto, valutato, assimilato, odiato, percepito.
Io esisto di te come tu di me: lasciamo che le forze in gioco
abbiano di che divertirsi.
Le nostre labbra urlano arse dalla consuetudine del terribile
quotidiano: tempo, luogo del nostro correre verso il buio da cui proveniamo.

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Ovvietà nascoste

Guardo gli altri, lo voglio anche io
lo avrò così, forse meglio, di più.
Imparo dagli sbagli degli altri, è questa
la mia arma.
Sono, comunque più furbo.

Qualcuno parla, io non sento, io sento
quello che voglio sentire.
Un po' lo so ma vado avanti: strada accidentata,
lunga, non vedo la fine, corro felice,
la mia tristezza: gioco di contrasti.

Le regole sono per gli altri, le fanno gli altri
a loro uso e consumo.
Sono superparte di me stesso, pregno di forza:
incasso, rendo, tiro dritto.
Fenice meraviglioisa.

Qualcuno ha ideato un trucco sporco, ma talmente
sporco che nessuno lo dice, nessuno lo ammette.
La meccanica di reggere il gioco sta nel concetto
stesso dell'esistere mio e suo (del gioco).
Sottile linea di confine qui inesistente, anzi.

Come una malattia penetra il sistema immunitario:
la mia carne, la mia psiche, il mio equilibrio, i miei
rapporti con gli altri, il mio orgoglio.
Sbarazzati dei riferimenti, ti troverai ad essere
qualcuno che NON conosci.

Ti guardi, ti pensi, non ti vedi, vedi solo gli altri.
Annullati in nome del gioco, dissetati con i piccoli
frammenti di ciò che resta, gioco di contrasti, solo
un gioco di contrasti.
La feroce meccanica, passaggio obbligato, direzione
da tenere contro ogni uragano.

Cerca dentro di te, vai contro le meccaniche, perdi sempre.
Grida contro qualcuno, fai attenzione che non sia tu
in un momento di forte distrazione.
Convinciti di essere, palpa le tue membra, attendi una risposta:
si ci sei, prendi una rincorsa cieca.
E' questa la direzione, ho detto direzione, solo direzione.

Arriva il buio, liberatore, quel buio che toccavi solo
in alcuni momenti.
Tu lo chiamavi piacere, ad occhi chiusi,
a fiato trattenuto, a mani strette, le tue nelle sue, due
ma uno, una cosa sola, sincrona e meravigliosa.
Gioco di contrasti, maledetto gioco perverso, fai bene i conti:
stai attento, ti rende solo quello che ti sottrae.
Il paradosso di tutto e ancora il paradosso di tutto.
Il gioco dura fino a quando i fatti non ci dimostrano
che tutto è un gioco.

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Un giorno dopo l'altro...

Il tempo mi ha fregato un'altra volta.
Non ho saputo afferrare, capire, valutare.
Maledetto ricordo: boia di se stesso.
Scava nella mente solchi profondi e bui
dove la poca luce mette a nudo solo dolore.

Guardo solo attraverso i miei occhi, la mia
verità è solo mia, non è merce di scambio.
L'eqilibrio è somma di stati instabili
e come tale va trattato.
Sono solo in un mio mondo buio.

Urlo, mi struggo, vago per ore in luoghi
ameni (la mia mente), lascio energie lungo il percorso.
Attendo il domani, fregatura d'azzardo
di una vita a cui ho dato un prezzo
affettivo, valgo poco o niente, il domani
giudice freddo e imparziale, leggerà la mia
sentenza.

Urlata a gran voce per chi vorrà sentire.
Piazza deserta per vigliaccheria, indolenza,
orgoglio, bassezze che noi chiamiamo umane.
L'uomo sopravvive a se stesso nella misura
in cui non si autogiudica.
Regole, opinioni, è tutto inventato.

L'unico riferimento che mi fa sentire vivo
è pericoloso come la paura della vita.
Ciò che chiamo amore paga pegno in ragione
della sua grandezza.
Gioco perverso e necessario, osceno balletto
dell' esistenza, triste sorte dell'umano che c'è in me.

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Lei

Ordinami la differenza tra me e te
Suggeriscimi cosa abbiamo in comune
Annulla la mia voglia di non essere
Percepisci i miei umori a tuo vantaggio
Metti ordine nell'universo della tua mente
ma non toccare la mia, stai distante ma colpiscimi.

Un appello alle tue voglie di me, resta al palo,
lascia il vuoto gelido di un momento eterno:
maestra d'armi affila la tua spada sulla mola umida,
umida come i miei occhi dopo che hanno veduto quanto
sai essere madre, amante, ma soprattutto
guerriera.

Rompi gli schemi infernali disegnati da un folle criminale
cieco di rabbia, freddo e calcolatore, alchimista di
meccaniche molecolari tese alla pura riproduzione della
specie, ragiona.
Abbandona poi in fretta il lido e lascia spazio
alle emozioni: vere, profonde e complici.
Amalgama la tua intelligenza, stemperala con le dimensioni
a te concesse, restituisci il maltolto: la tua vera libertà
dai supremi disegni negata, fedele serva del tuo supremo padrone.

Collocati a giusto complemento, una giusta metà dell'universo
ti può bastare, disseta la tua volontà di essere, placa
la tua ira, smetti di calcolare: chiudi gli occhi, ascolta,
impregnati di vita, metabolizza gli umori, ascolta il tuo
compagno: ama, ama, fallo prima che lui non abbia più
la forza di fartelo capire.

Chinati sul corpo esanime del tuo amante, ascolta le sue
ultime volontà dell'essere tuo, dell'essere tuo complice,
decidi se allungare la catena alla tua vittima,
tenebrosa e spietata creatura che in te generi la vita,
arpia infernale dalle sembianze umane.
Abbi il coraggio, l'umiltà di provare a sentire le sue vibrazioni,
le tue vibrazioni.

Sei tu, solo tu, nessun'altra, sei tu che conduci il gioco,
a te sono rivolte queste mie righe, folli considerazioni,
colori cupi in mezzo al profondo del vuoto che circonda
una materia animata dalla ragione: l'uomo in quanto tale,
strano animale che non gioca il suo ruolo, allarga i suoi
oirizzonti a testa bassa, non calcola, paga, paga del suo:
spesso e duramente.

Una supplica che suona di sentimento puro, no non
forzare la razionalità sull'impalbabile, perfetto
ma sfaccettatto, inestricabile processo mentale
che altro non è che il motore dell'infinito, un infinito
inconcepibile ma palpabile: l'uomo.
Dentro l'uomo ancora mistero, ancora vuoto.
Tu, la mia compagna, abbi il coraggio di darmi ciò che
non fa parte di me, abbi il coraggio di riempire il mio vuoto.

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Il lungo sonno

Mi sono svegliato di soprassalto
la luce è la stessa.
Mi hanno detto che non mi volevo più svegliare.
Con un colpo di reni sono alla finestra.
Ordine, tanto ordine, non sento rumore.
Non vedo il solito traffico.

Tutto è ordinato, immobile, anche gli uccellini
non cantano più.
Il ragazzotto che sta sulla porta ha lo
sguardo perso nel vuoto ma è molto gentile.
Ho la sensazione che sia passato molto tempo.
Anche gli odori sono diversi: l'aria è secca
e monotona.

I miei sbagli, le mie cose ben fatte, le mie sensazioni.
Ora è tutto in un file: è più ordinato, nessuno si deve
più preoccupare di nulla. E' meglio così, è pieno progresso,
è la vera libertà, la vita non fa più paura a nessuno.
Figuriamoci la morte.
I tassonomisti nanno congelato il mio cervello nell'idrogeno liquido a meno 252.
Dicono che la materia pensante era sola una mera illusione
a cui credevano prima della scoperta.

Oggi si sorride al solo pensiero della materia pensante,
sciocchezze del passato.
E dire che la sera prima i ragazzini li avevo sentiti dire:"io
sono anticonformista in modo spinto".
Ma se l'anticonformismo passa attraverso forti segni di appartenenza al
gruppo (bulloni che trafiggono la carne) non diventa un paradosso, immediatamente.
Fanculo il cervello, w l'assenza del tutto, ora l'unica cosa
che ci resta è inventare la nostra giornata.
Eh si, inventare, attingere tra le possibilità offerte.

Vietato:
avere un cuore che cambia ritmo sotto sforzo.
Portare con se pensieri in qualche parte del corpo
Sentire il gusto dell'odio
Percepire il tempo che passa
Amare, amare poi era solo un accessorio, l'accessorio alla sopravvivenza della specie.

Una cosa è rimasta immutata, era così anche quando ci avevano
lasciato la materia grigia nella scatola cranica...

Vietato tirare conclusioni su chi tira le fila, ma ora, ora non
esiste neanche più il pericolo di farlo.

(Qui riesco, non so come a non viaggiare, per qualche minuto, attraverso il tuo corpo, schiavo della tua mente, torno in
me.)

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Il percorso

Per un attimo ti sei persa dove la sabbia
bianca si fonde con vapor acuqueo nero e minaccioso
all'orizzonte.
Per una attimo, solo per un attimo, ma tanto è bastato.
Ti sei immaginata immersa in una realtà lontana.
Hai percepito il silenzio, gli odori, i riflessi
che accecano chi guarda.

Io ho seguito il tuo profilo, ho colto la distanza, tu non
sentivi ragione di tornare indietro.
Ho raggiunto la tua essenza che volava alto, libera
di immaginare in un secondo quello che i miei occhi
hanno visto.
We fly so close in this moments...
Una della prime volte, una preziosa prima volta.


La prima volta che nostra la distanza si è annullata.
La prima volta che le tue mani hanno esplorato una porzione
del mio corpo.
La mia cute da serpente ti ha raccontato tante cose.
Timide, riservate, leggere, mai invadenti...
La prima volta che ho scoperto, ho aperto quella porta chiusa.
La prima volta che, a tratti, hai mollato i freni.
La prima sacrosanta volta che hai detto una grande si.
La prima volta che solo come la prima volta segna l'inizio.
La prima è la più bella solo fino alla seconda, poi,
rimane il ricordo della prima...

L'imbarazzo ha lasciato il posto alla complicità
tattile.
La pioggia ci ha avvolti, bagnati, poi il vento.
Tanto vento, a tratti tempesta, solo a tratti.
In una dimensione fatta di occhi chiusi, di respiri
vicini, di tutto quello che avevamo: ipotizzato, voluto,
bramato, aspettato, semplicemente amato da poco, tanto
o forse mai tempo.
La dimensione di questo piccolo Nirvana non si misura.
Guidami in alto, seguimi veloce, aspettami e desiderami,
sono il tuo umile diacono che sa trasformarsi nel tuo
terrore di non avermi tuo.

Sei tu per me il nulla che si trasforma in pensiero, carne,
fantastiche trappole: ora tese ora chiuse come una tagliola che
cattura, vigliacca, la sua prossima preda.
Immagino le tue sensazioni e, leggero, molto leggero, abbandono
le leggi universali: perdo il contatto con la terra, sublimo
le tue voglie, stempero il tutto nelle mie.
Scienziato pazzo di me stesso traguardo nuove sensazioni per
te, solo per te, ancora, unicamente per te.
Progettati per attrarci, per sparire l'uno nell'altro, impossibile
fuggire.
Stiamo cadendo vertiginosamente in un pozzo profondo.

Tu divina creatura dalle sembianze umane fà che io non
abbandoni la ragione per seguire le tue orme.
Fà che la mia mente non abbia a dissetarsi solo della tua.
Ma tu queste regole un giorno le hai lette, un tempo in
cui la tua essenza ha attinto alla fonte di ciò che non è dato sapere.
Tu conosci, tu decidi, tu generi vita e la sai distruggere.
Perchè la mia e la tua sono la sola vita che abbiamo.








complicita.jpg Complicità

Le radici: tranciate.
Le paure: messe da parte.
Gli altri: non esistono.
Ovvietà: scavata la fossa e poi richiusa con forza.
Per sentito dire, saputo per caso, visto per caso: tutti problemi archiviati.
Compresione spazio temporale, arriva anche quella, basta volerlo.
Tutto torna, spoglio, essenziale, asciutto e puro.

Non per caso, ma per forte volontà, di abbandonare, seppellire:
ipocrisia, invidia, altro e poi altro, fardello inultile, ancora
pesante e arrugginita, vecchie catene tetaniche...
Il percorso, ancora da fare, un piacere, rinnovarsi in una
dimensione di sensazioni percettibili e percepite.
Eterei, eterni, mai impossibili, unici e veri.

Passeggio la mente (mia e sua), sento il respiro, la percezione del corpo
segue l'essenza libera, scevra da emozioni costruite, sei tu la
mia sostanza stupefacente, libera in me solo piacere, innesca
piaceri atavici, lancia programmi nascosti in qualche piega del mio
DNA, lascia che, in modo libero e potente, io mi esprima, lascia che
la vita scorra, che il suono delle mie parole ti giunga senza pregiudizio.

Permetti, dona, ricevi, butta il denaro che hai in tasca, affonda la tua
mente nella mia, percepisci la nostra dimensione svincolata, leggera e liquida,
lascia a casa i legami con il resto, il resto che non ti serve.
Noi, un unico essere, siamo inventori di umori unici, obblighiamo
le leggi a noi, ma con una spinta forte, vibrazioni complici,
non cerchiamo, troviamo, non dobbiamo, vogliamo, ci appaghiamo, non aspettiamo,
consumiamo: momenti, voglie, piaceri, vita.

Peccato: troppo poco legati alle regole
La difesa: la vita era troppo pesante
L'accusa: la legge è uguale per tutti
Il verdetto: la vita è solo vostra, vivetela come cazzo vi pare, non cercate clemenza nelle regole.

P.s. Ricorsi NON ammessi.

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ludovico.jpg 25.08.2006 Mi scrive Ludovico da Bologna.

Premetto che mi fa piacere ricevere posta da chiunque senta affinità di pensiero con quanto pubblicato sul sito.
Faccio due parole affinchè il contenuto della prosa di Ludovico non giunga agli occhi di chi legge in modo distorto.
Penso che la sensazione descritta sia metaforica, penso che Ludovico abbia intensità di pensiero e voglia "toccare forte" chi legge.
Direi che quanto scritto arriva a segno, si capisce che Ludovico non è un superficiale, la rabbia è cosa buona se costruisce. Sembra un paradosso ma non lo è: proviamo a pensare alla rabbia contro una o più meccaniche tese ad annientare la personalità dell'uomo.
Io il messaggio di Ludovico lo intendo in questa direzione.

Di seguito il materiale ricevuto il 24.08.2006 da Ludovico di Bologna.

Ciao Ugo,

innanzitutto sarei orgoglioso nel vedere un mio pensiero pubblicato su un
sito di contenuto particolarmente elevato come il tuo, e quindi ti ringrazio
veramente tanto anche per avermi risposto.
Comunque io mi chiamo Ludovico, ho 31 anni e sono di Bologna, e la mia grande
passione, che se il destino vorrà cerchero con tutte le forze di trasformare
in professione è il sax che suono ormai da 3 anni dopo averlo casualmente
incontrato. Ogni tanto mi piace anche scrivere e quindi a maggior ragione
mi farebbe piacere un riscontro di questo tipo.
Concludo con una curiosità: mi trovavo a Genova il giorno della presentazione
del libro della Montellanico su Luigi Tenco e sfogliando il secolo ho visto
appunto la presentazione dell'evento a cui poi ho partecipato con grande
interesse e piacere.
Spero di approfondire ulteriormente il pensiero diffuso da tuo padre Riccardo
e da tutti voi.

Grazie e a presto

Ludovico



La Vecchiaia


Ho appena scansato un vecchio,
anche se potevo investirlo,
ho scansato anche il sacchetto della spesa che si portava dietro,
ho scansato la sua anima
sigillata malamente dentro il sacchetto
lasciandolo cosi, logoro ma ancora in piedi,
sopra il marciapiede di tante passeggiate,
ed ho proseguito diritto
in attesa del prossimo stop,
anche se in fondo, pensandoci bene, avrei potuto investirlo

Ciao Ugo,

ti ringrazio perchè avere questo spazio nel sito mi da enorme soddisfazione.
Il tuo commento introduttivo mi è piaciuto moltissimo non solo perchè fa
sembrare il testo migliore di quello che è, ma anche perchè mi fa sentire
compreso. In ogni caso anche se l'avessi investito, avrei sempre avuto paura
di assomigliare a quel vecchietto.

Ciao, Ludovico


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