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Riccardo Mannerini



Nasce il 28 ottobre del 1927 a Genova. La madre violinista, il padre militare di carriera, ultimo figlio di un'agiata famiglia napoletana.
Nel 1943 resta orfano di padre; nel '44 viene reclutato dai tedeschi come operaio e costretto a lavorare alla Todd, una fabbrica di ricambi d'armamento. Conosce un operaio libertario che lo inizia al pensiero anarchico; di comune accordo, boicottano i pezzi durante la lavorazione.

ugo_rita_1066.gif La moglie Rita e il figlio Ugo alla Foce, 1966.



Nel dopo guerra si iscrive a medicina ma ben presto abbandona gli studi per ragioni economiche, continuerà tuttavia a frequentare l'ambiente medico e universitario dove si era fatto molti amici.


GD_img.php.jpg Lavora saltuariamente e conduce una vita disordinata e frenetica: è insoddisfatto di tutto e di tutti; gli capita a volte di essere senza risorse e costretto a dormire nella barca d'un amico pescatore.
Si imbarca e inizia a girare il mondo: Stati Uniti, Canada, America Centrale. Nei tempi morti della navigazione prende degli appunti di viaggio su quaderni e taccuini.

A seguito di un attentato dimostrativo contro il Consolato Spagnolo si vede rifiutato il visto di entrata negli USA.
Sceglie di navigare con le bananiere e conosce l'Africa Orientale.
Durante una sosta fra due imbarchi, un amico, o forse un' amica, sfogliati i quaderni che continua a riempire, gli fa notare che le sue osservazioni sono anche poesie e lo incoraggia a inviarle a riviste e concorsi. Comincia a usare questa sua capacità anche per fare colpo sulle donne, regala poesie agli amici che gliele chiedono e naturalmente non le firma: per lui scrivere è un gioco.

Durante un viaggio, per un'avaria in sala macchine, la fuoriuscita di vapore dai tubi rotti gli ustiona gli occhi che rimangono danneggiati in modo irreversibile.
Reagisce alla disgrazia impegnando le sue capacità nel sociale in molteplici iniziative, come un tentativo di socio terapia troppo in anticipo sui tempi; l'appoggio ai pescatori della Foce perchè non perdano l'approdo e la spiaggia; l'interessamento per il comandante Enrico e tutto il corpo dei Vigili del fuoco per l'arricchimento del parco elicotteri; in memoria di una cara amica morta giovanissima di embolia, lancia un premio letterario al quale presiede il prof. Della Corte, Docente di Lettere Antiche dell'Università di Genova; fonda la società Misci e Liberi (Poveri e Liberi) che sponsorizza incontri, raid, esibizioni sportive.

Ricc_Rita_Ugo.gif Poi l'inizio della collaborazione con Fabrizio De' Andrè: l'amicizia che già li univa si fa più stretta e intensa e, durante l'adattamento dei testi di Riccardo alla musica, si instaura una frequentazione che è quasi convivenza.
Due persone dotate di forte temperamento e carattere, due affascinanti, indomabili, insopportabili artisti: quando iniziano le discussioni, le prime divergenze, è in pratica inevitabile lo scontro, il rifiuto, l'allontanamento, per fortuna senza orecchie mozzate. Riccardo soffre molto per la perdita dell'amico, ma quando Fabrizio lo viene a cercare, si nega: uscito da una lunga malattia che lo ha definitivamente reso cieco, forse non si sente di ricominciare una collaborazione stimolante ma faticosa. Pur circondato da amici, gratificato da riconoscimenti, non riesce ad uscire dalla depressione e si rinchiude sempre più in un suo castello senza finestre, tappezzato di idee ossessive.
I testi di alcune poesie di Riccardo diventano i pezzi dell'album "SENZA ORARIO SENZA BANDIERA", siamo nel 1968, anno in cui Fabrizio De andrè presta la sua collaborazione e arrangia i testi di Riccardo.
I New Trolls metteranno la loro musica a supporto del lavoro, il Maestro Gian Piero Reverberi condisce il tutto con le sue ben note capacità artistiche.
Trovate di seguito il link diretto alla sezione discografia del sito:

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- Riccardo su Wikipedia

Diceva: "La vita è come una bella donna infedele, finche te la senti, fottila, poi buttala via".

Che è quello che ha fatto.


Tutto il materiale fotografico presente sul sito è di Ugo Mannerini
(Testo Rita Serando, manoscritto Riccardo Mannerini, foto Ugo Mannerini)
Il materiale presente sul sito è depositato Siae

VicoliZena.gif Foto gentilmente concessa dal mitico Andrea...

California_1_06.jpg Ricordando Riccardo Mannerini


Collaboratore negli anni '60 dei New Trolls e di Fabrizio De André, autore di numerose poesie, marinaio frigorista, antimilitarista anarchico, diventato cieco e morto suicida nel 1980.
Gli altri lo hanno dimenticato, noi no.


Di un mondo inapparso e di un poeta che resta - di Mauro Macario

Riccardo Mannerini è una figura primaria della controcultura contemporanea, quella che non si riconosce nell’ufficialità blasonata di scrittori e intellettuali afflitti dalla sindrome del paggio e asserviti a un potere di cui traggono vantaggi interagendo con esso con dichiarata sudditanza. Questo compagno “con il pugno nell’utopico” (L. Ferré) che scompare in modo tragico suicidandosi nel 1980, è un poeta di grandezza stellare nel firmamento asfittico della poesia italiana, un artista ligure - nacque a Genova il 28 ottobre 1927 - che questa terra a volte intempestiva nel riconoscere i suoi figli più geniali ha il privilegio e l’occasione ora di collocare tra presente e futuro non con fossile catalogazione ma con orgoglio attivo. L’ottuso ritardo, l’indifferenza moralmente criminosa, l’archiviazione frettolosa, la mancata lungimiranza hanno provocato una sospensione valutativa e divulgativa della sua personalità caratterizzata da una viscerale veemenza e da una partecipazione accorata alle problematiche planetarie. Questo immaginario dolente ma reattivo si riflette pienamente nella sua opera raffinata e sanguigna ma ci vorrà del tempo e numerose iniziative a riguardo per risarcirlo di un destino a dir poco angolato che si è protratto ben oltre la sua esistenza; destino spesso rituale per quei talenti sommersi e “maudit” che prima di emergere in superficie devono - a causa di un contesto sociale sordo - annegare più volte nel mare del silenzio. Oggi, da quel silenzio forzato, ci giunge intatto e ancor più dirompente un grido altissimo di poesia civile e libertaria come non si riscontra nel nostro panorama nazional-glaciale così oscurantista nella sua aristocrazia elitaria e così asettico nel non sporcarsi le mani con il dolore tangibile del mondo fisico, preferendo astratte vie di fuga nel sublime celestiale, nell’enigmatismo formale e in una omologazione stilistica che unifica il linguaggio poetico corrente in un codice di scrittura collettiva ignorando l’individualità dei poeti sottomessi alle indicazioni estetiche dei clan letterari. Mannerini mi fa pensare all’insolenza provocatoria di Rimbaud, lo stesso istinto aggressivo nel ridiscutere e fare a pezzi le convenzioni dialettiche che stanno alla base del “savoir vivre” del consorzio umano anche lui rematore di un battello ebbro che nella furia vitalistica delle intemperie esistenziali vede e capta della vita la furia contraria, quella del potere repressivo e coercitivo, magari non a Charleville, non a Parigi ma nelle piazze di Genova all’epoca dei moti contro Tambroni e Scelba, vede e capta del mito americano il grugno bellicista di un militarismo invasivo che funge da avanguardia al più ampio e devastante disegno di dominio espansionistico di stampo imperialista, vede e capta la tragedia quotidiana del razzismo e dello sfruttamento nei confronti degli afro-americani, vede e capta la bellezza innovativa e catartica delle istanze giovanili protestatarie e pacifiste, vede e capta nell’anarchismo onirico e militante sia una valenza etica irrinunciabile, sia una pratica costante di comportamento nei rapporti interpersonali per reinventarli attraverso gli stilemi di una morale egualitaria. Di Piero Ciampi mi ricorda le impennate umorali imprevedibili, l’insofferenza ai codici euclidei dei sistemi vigenti, lo smarrimento interiore di chi non sa bene quale sia il suo posto nel mondo come cantava Luigi Tenco, suo autentico amico malgrado gli scontri ideologici che avvenivano tra quelle due personalità sempre tese nella ricerca propositiva di una società più giusta e vivibile. Mannerini mi riporta al vigore selvatico di John Fante e alla sua guerra privata a una ostilità quasi metaterrestre che li ridurrà entrambi ciechi. Fante per malattia, Mannerini a causa di un incidente in mare quando era marinaio.

Papa_coni.gif In rapida concatenazione mi sposta verso la tenera durezza di un Bukowski, che è la tenerezza del lupo, animale solitario ma leale. Di un Bukowski che lascia la lattina di birra qualunquista per quella molotov doc ’68 di versificazione incendiaria per un autofalò in cui, eretico errabondo, brucia nello stesso fuoco di un Giordano Bruno. La sua scrittura, semplice e diretta, non deve ingannare. E’ frutto di una meditata elaborazione i cui passaggi intermedi di costruzione senza dubbio gli saranno costati fatica, sudore e lacrime. D’altra parte lo stesso Pavese per giungere alla limpidezza musicale della sua poesia epico-narrativa deve averne attraversati di territori accidentati, non solo le sue amate Langhe. Forse con un po’ di azzardo e arbitrarietà lo si può individuare come un Ferlinghetti europeo o un Prevert americano ma al di là dei giochi interpretativi il linguaggio più vicino al suo lo ritrovo in Julian Beck e precisamente nella straordinaria poesia “Pinelli Baader Manifesto”. Mannerini poi, da illuminato poeta della modernità, amava in più occasioni far confluire il suo flusso creativo nella canzone senza discriminarla come arte minore. Di questa sua inclinazione fanno fede i testi scritti con l’amico Fabrizio De Andrè (amicizia che ebbe una durata limitata) per i New Trolls. Nacque così il mitico album “Senza orario senza bandiera” del ’68. Dopo scrisse, sempre con Faber, il “Cantico dei drogati” brano magistrale inserito in “Tutti morimmo a stento” opera abiurata da Fabrizio e che personalmente continuo a considerare tra le sue più alte. L’editore Tolozzi di Genova pubblicherà postumo nel 1980 un piccolo libro non a caso intitolato “Poesie da cantare”.Il presente volume, a carattere antologico è costituito da una scelta di poesie che partono dalla metà degli anni ’50 per giungere sino agli anni ’70. Venti anni in cui le zolle del mondo continuamente smosse e rimpastate diedero alla luce orrori e speranze. Speranze successivamente inabissate ma che videro per un lungo attimo “l’altra vita” per citare ancora Rimbaud e la videro come possibile, quasi a portata di mano, quasi a portata di utopia. Un libro quindi che permette finalmente una ricognizione significativa nel mondo inapparso di un poeta che resta. La fraternità spontanea è una relazione elettiva che fa da collante tra il poeta e il lettore, un patto di mutuo soccorso che si stipula a distanza il più delle volte senza neanche incontrarsi. Mannerini mi suscita questo senso struggente di fraternità, di comunione solidale, di genesi d’identità comune. Forse perché, in ultima analisi, appartiene a una razza - come canta Gaber - in via di estinzione. Un certo tipo di umanista allo sbando nel deserto etico della fine millennio o più semplicemente l’uomo incontaminato orfano di tutti e solo figlio della propria intransigenza così ben descritta e con poche parole lapidarie da Leo Ferré in una lontana intervista: “Ci sono due tipi di uomini al mondo, quelli che non si prostrano mai e... tutti gli altri”.

Mauro Macario

(Fotografia Ugo Mannerini)
Il materiale presente sul sito è depositato Siae

Magnasco_ugo_p.gif E del figlio Ugo, tanti anni fa, dicevano...
In direzione, veramente, ostinata e contraria..... Sempre !

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Riccardo autoironico, vulcanico...
continua...

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Riccardo e gli amici del Gian Bar alla Foce
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Riccardo e lo sceicco KEMAL del CATARR...
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Qualche foto storica di Riccardo...
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Altre foto di Riccardo
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Riccardo portuale
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23 marzo 1980 riccardo non è più tra di noi. Mannerini ha inforcato la sua Bicicletta e sta pedalando felice, restano i ricordi, le sue poesie, e tutto quello che ha lasciato a Genova.
continua...



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